Parto di sangue
di
Valter
Giurado
Recensione di Giovanni Andrea Negrotti.
Un volumetto pratico, sobrio nella sua veste editoriale,
arricchito da bellissime immagini dell’autore.
Parto
di sangue edizioni LA RIFLESSIONE di Davide Zedda.
Pagine
45 , autore VALTER GIURADO, genere NOIR.
Il
“VERISMO” epoca letteraria del primo novecento, non è mai scomparso, bensì si è
evoluto in quelle forme oggi conosciute come “cronaca nera” o “noir”. Sono
quelle opere che descrivono, come questa di Valter Giurado, una situazione
drammatica di vita, scene immaginarie così vive e crude che si animano davanti
ai nostri occhi mentre le leggiamo, proprio per la minuziosa descrizione nei
minimi particolari.
Più
che l’immaginario, in PARTO DI SANGUE, mi colpisce l’immedesimazione che
l’autore utilizza per dar corpo al suo racconto, breve ma molto descrittivo.
Un
uomo che s’immedesima in una donna non è cosa da poco conto, il personaggio,
IRMA, che vive inizialmente l’illusione del grande amore, che presto diventerà
il suo grande incubo, il suo inferno terrestre.
L’abilità
di Valter Giurado, sta nel fatto che raramente,
noi uomini, riusciamo ad entrare nel mondo femminile, con le loro
caratteristiche, le ansie, le paure, la forza e il coraggio, specie dove le
donne sono oggetto di turpi attenzioni e violenze da parte del maschio.
Questa
abilità è però concessa a chi conosce gli strumenti artistici letterari e un
elevata sensibilità umana, l’immedesimazione è infatti una forma di retorica
usata spesso dagli scrittori e dai poeti, a tal proposito, evinco dall’opera
alcune poesie, segno tangibile che la poetica è comunque presente in ogni
momento della vita, anche in quelle circostanze altamente emotive come questo
racconto, che ha sfumature tenui dove si racconta con nostalgia
dell’innamoramento, ricordi di gustosi cibi della gastronomia locale, di
malinconici e incantevoli paesaggi di montagna.
Per
tale motivo affermo che questo “ noir” è ben condito da immagini e poesia. Il
linguaggio, se pur crudo nel raccontare scene strazianti, è scorrevole, pulito,
in alcuni passi, forte e determinato in altri.
Questo
è un racconto che dimostra la premura dell’autore di denunciare quella violenza
che si consuma gratuitamente tra le mura domestiche, che si nasconde dietro una
bella facciata di perbenismo e civile convivenza, ma che nasconde torbide
storie di denigrazione umana, questo al secolo chiamato
“ Stalking”. Perciò l’autore c’introduce ad
una presa di coscienza, iniziando il discorso su come la nostra vita sia un
percorso; nascita, invecchiamento, malattia, morte, il fatidico cerchio alla
quale molte civiltà antiche hanno creduto e molte odierne credono.
L’autore
ci regala anche una nozione di psicologia, di come sia un momento particolare
l’evento del parto per una donna e il suo nucleo familiare, di come sia una
vera rivoluzione psico-fisica nella donna, questo non per ricordare alle madri
quei momenti di sofferenza, ma bensì per rendere chiara l’idea all’uomo di cosa
significhi PARTORIRE.
Inizia
così il racconto di una donna schiava dei suoi errori di gioventù, di una vita
trascorsa tra le mura fatiscenti di una vecchia baita sui monti della Valle
Varaita, negli anni ’60. Indigente al punto di commettere furtarelli per
procurarsi del cibo, ma cosa più terribile, costretta alla violenza e soprusi
di un marito alcoolizato ed egoista, trattata senza nessuna dignità, offesa e
degradata, obbligata ad avere un figlio che non vuole, depressa, annientata,
spogliata di ogni considerazione. Arriverà al punto di essere una bomba carica
di odio che esploderà in una violenta deflagrazione, in un PARTO DI SANGUE,
trasformandosi ella stessa, da vittima a carnefice.
Consiglio,
perciò, questo racconto di facile lettura, scorrevole, intrigante, avvincente,
con colpo di scena finale, ma con un messaggio di riflessione.
Giovanni
Andrea Negrotti GAN
05-06-2009
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