12 aprile 2016

RECENSIONE Oceano stretto di KATIA DEBORA MELIS


TITOLO;  OCEANO STRETTO

GENERE; POESIA

EDITRICE; NUOVI POETI EDIZIONE 2008 MILANO

COPERTINA; DIPINTO DI EMANUELA MELIS “MANDALA”

PAGINE; 64

COSTO; 7,00 EURO

AUTORE; KATIA DEBORA MELIS.

PREFAZIONE; ANITA LAZZARO.





Un oceano stretto come pensiero concepito enorme ma racchiuso in noi, tante piccole gocce formano questo oceano a volte placido a volte tumultuoso, stretto nell’intimo pensiero poetico di Katia Debora Melis.

Definirei il lavoro di Katia, bucolico, poiché rigoroso e spoglio da orpelli artefatti; puro pensiero dolce e invitante. Osserva silenziosa, meditativa scrutando ogni minimo particolare con astuzia femminile e traccia il suo disegno onirico l’autrice.

Questo libro semplice ed essenziale nella sua veste e’ ben disposto trascinando il lettore in un mosaico, in un puzzle che però non vuole essere ricomposto perché ogni pezzo ( ogni poesia), e’ stante a se stesso, non c’e’ un’immagine da ricomporre e’ bello così con questi morbidi versi che vanno in un crescendo da qualsiasi parte si inizi a leggere, tra sogni e ricordi.

Oceano stretto e’ quel cercarsi e ritrovarsi in un grande mare e quel guardarsi attraverso uno specchio interiore fugando ogni paura e accorgersi di come a volte ci sfuggono le piccole cose umili della vita.

Per un’ approccio alla lettura poetica credo che questa opera sia molto indicata perché non appesantisce l’animo ma lo porta ad esaltazioni riflessive, ad immaginazioni di luoghi, paesaggi e persone con una facilità disarmante.

Anche i più ostentatori leggendone le prime due liriche non potrebbero fare a meno di proseguire nella lettura, e allora accomodiamoci e disponiamoci alla lettura del libro di Katia Debora Melis; OCEANO STRETTO.



GAN  Giovanni Andrea Negrotti. 19/10/2009.

11 aprile 2016

Parto di sangue di Valter Giurado Recensione di Giovanni Andrea Negrotti.


Parto di sangue

di

Valter Giurado



Recensione  di Giovanni Andrea Negrotti.



Un volumetto pratico, sobrio nella sua veste editoriale, arricchito da bellissime immagini dell’autore.



Parto di sangue edizioni LA RIFLESSIONE di Davide Zedda.

Pagine 45 , autore VALTER GIURADO, genere NOIR.



Il “VERISMO” epoca letteraria del primo novecento, non è mai scomparso, bensì si è evoluto in quelle forme oggi conosciute come “cronaca nera” o “noir”. Sono quelle opere che descrivono, come questa di Valter Giurado, una situazione drammatica di vita, scene immaginarie così vive e crude che si animano davanti ai nostri occhi mentre le leggiamo, proprio per la minuziosa descrizione nei minimi particolari.

Più che l’immaginario, in PARTO DI SANGUE, mi colpisce l’immedesimazione che l’autore utilizza per dar corpo al suo racconto, breve ma molto descrittivo.

Un uomo che s’immedesima in una donna non è cosa da poco conto, il personaggio, IRMA, che vive inizialmente l’illusione del grande amore, che presto diventerà il suo grande incubo, il suo inferno terrestre.

L’abilità di Valter Giurado, sta nel fatto che raramente,  noi uomini, riusciamo ad entrare nel mondo femminile, con le loro caratteristiche, le ansie, le paure, la forza e il coraggio, specie dove le donne sono oggetto di turpi attenzioni e violenze da parte del maschio.

Questa abilità è però concessa a chi conosce gli strumenti artistici letterari e un elevata sensibilità umana, l’immedesimazione è infatti una forma di retorica usata spesso dagli scrittori e dai poeti, a tal proposito, evinco dall’opera alcune poesie, segno tangibile che la poetica è comunque presente in ogni momento della vita, anche in quelle circostanze altamente emotive come questo racconto, che ha sfumature tenui dove si racconta con nostalgia dell’innamoramento, ricordi di gustosi cibi della gastronomia locale, di malinconici e incantevoli paesaggi di montagna.

Per tale motivo affermo che questo “ noir” è ben condito da immagini e poesia. Il linguaggio, se pur crudo nel raccontare scene strazianti, è scorrevole, pulito, in alcuni passi, forte e determinato in altri.

Questo è un racconto che dimostra la premura dell’autore di denunciare quella violenza che si consuma gratuitamente tra le mura domestiche, che si nasconde dietro una bella facciata di perbenismo e civile convivenza, ma che nasconde torbide storie di denigrazione umana, questo al secolo chiamato

 “ Stalking”. Perciò l’autore c’introduce ad una presa di coscienza, iniziando il discorso su come la nostra vita sia un percorso; nascita, invecchiamento, malattia, morte, il fatidico cerchio alla quale molte civiltà antiche hanno creduto e molte odierne credono.

L’autore ci regala anche una nozione di psicologia, di come sia un momento particolare l’evento del parto per una donna e il suo nucleo familiare, di come sia una vera rivoluzione psico-fisica nella donna, questo non per ricordare alle madri quei momenti di sofferenza, ma bensì per rendere chiara l’idea all’uomo di cosa significhi PARTORIRE.

Inizia così il racconto di una donna schiava dei suoi errori di gioventù, di una vita trascorsa tra le mura fatiscenti di una vecchia baita sui monti della Valle Varaita, negli anni ’60. Indigente al punto di commettere furtarelli per procurarsi del cibo, ma cosa più terribile, costretta alla violenza e soprusi di un marito alcoolizato ed egoista, trattata senza nessuna dignità, offesa e degradata, obbligata ad avere un figlio che non vuole, depressa, annientata, spogliata di ogni considerazione. Arriverà al punto di essere una bomba carica di odio che esploderà in una violenta deflagrazione, in un PARTO DI SANGUE, trasformandosi ella stessa, da vittima a carnefice.

Consiglio, perciò, questo racconto di facile lettura, scorrevole, intrigante, avvincente, con colpo di scena finale, ma con un messaggio di riflessione.



Giovanni Andrea Negrotti   GAN

05-06-2009

08 aprile 2016

Cavalier Cortese di GIOVANNI ANDREA NEGROTTI Menzione d'onore al premio nazionale Inchiostro e anima 2015-2016

GIOVANNI ANDREA NEGROTTI
OPERA Cavalier Cortese

Critica della Professoressa di Spagnolo,
Letteratura e Latino dott.ssa Marcela Aiello


Leggendo Cavalier Cortese, il lettore si sente trasportato attraverso lo stile del linguaggio nel Medioevo, quando i giullari diffondevano canti, che posteriormente cristallizzerebbero in uno
stile letterario chiamato L'Amore Cortese." Questo scritto in questione compie i requisiti necessari per essere incorniciato dentro questo stile, inoltre, l' autore riconosce un'ispirazione shakesperiana al momento di crearlo. Adottando come punto di vista il formato in cui questo testo è presentato, lo stesso appartiene al genere epistolare la cui tradizione è ben antica; tuttavia, è lecito chiarire in questo punto che non è intenzione di questa analisi fare esposizioni teoriche, bensì piuttosto menzionare punti teorici per giustificare le affermazioni dei versi per mezzo della lettera.
La lettera comincia con una domanda di scuse dell'io testuale: " Cavalier Cortese" La prego di scusar quest’umile uomo”... E finisce con una frase di addio: "Buon riposo! Vi auguro la cosa migliore. Il vostro servizievole Cavaliere.”
Nello sviluppo della lettera si spiegano alcuni dei tratti dell'Amore Cortese, capendo come quell' "amore" che si sente per la dama è un forte desiderio sessuale, alimentato per la sfida che suppone ottenere una donna che appartiene ad un altro uomo. Normalmente un Sig. Feudale e l'amante era un vassallo, pertanto, si tratta di un amore infedele, che non è mai sinonimico di matrimonio. Conseguentemente, questo amore non è il fine ultimo ma è un incontro passionale e sono esempi di ciò:
·         “ ... la notte ci sorprende e ci abbandoniamo nel mondo di Morfeo e sogno di stare ancora teco.”
·         “ Ho guardato i vostri lineamenti cambiare; quando i nostri corpi eran un groviglio; meraviglia, ho guardato i vostri occhi, e tra sfumature di cobalto, smeraldo e mogano sono arrivato alla vostra anima e l’ho baciata.
Oggigiorno la teoria che più riscuote forza è quella che interpreta gli incontri come platonici, benché i primi testi di questo genere fossero ambigui a questo rispetto.

Caratterizzazione dell'oggetto amato:
Sostantivi ed aggettivi:
cotanta belleza/ anima mia/ leggiadra farfalla/ lucente stella!/ mia amata/ Mia leggiadra/ Mia dolce / piccola stella/mi dama / il tesoro / sole.
Paragoni:  come un lampo/ come un fulmine nel cuore.
La distanza:
In questo comma si pretende di mostrare con esempi, che esiste un impedimento affinché gli amanti stiano insieme.
“Mia leggiadra, sono qui nel mio vuoto maniero; ho dato ordini ai suonatori di allietar il mio animo ma non ho pace.”
“Mia amata, avessi almeno le ali per giungere a voi.”
“Voglio stare tra le vostre labbra, sulla vostra pelle, voglio vivere così tra le vostre mani.” (il desiderio di stare vicino alla sua amata implica che è una condizione che non si dà, che è solo).
Fatevi baciare dal sole per sentire tutto il mio calore.” (anche lei é in un altro posto e per dare un punto di riferimento all'ardore della sua passione usa l'imperativo).
Non posso amarvi se non vi tocco, se non vi sento, se non vi gusto.”(mostra la lontananza ed insieme  è un amore infedele, cioè, che la sua intenzione non è sposarsi).

La notte é nera, ma uno strano alone fosco accompagna il sentiero che porta al bosco l’aria profuma di muschio bianco e guardo il cielo, mi chiedo come una piccola stella possa emanare tanta luce e profumo.” (in un contrappunto di luci ed ombre appare Il Bosco, che è tutto un luogo comune letterario. Queste è il posto della confusione dove ha posto la passione e la consumazione del desiderio carnale).
V‘amo piccola stella, ora sono qui e guardo il blu e non v’ é astro più bello di voi che incatenate i miei sensi e non odo suoni più armoniosi della vostra voce.” (questa affermazione deve prendersi come una galanteria del cavaliere cortese dopo avere avuto l'incontro sessuale nel bosco alla difesa delle ombre).
“ ... e mi si stringe il cuore sapervi così lontana...” (è un esempio più dell'ostacolo fisico che ostacolerebbe l'unione o visita regolare tra gli amanti).

La causa della distanza è la causa dell'addio:

"mia dama sono venuto a voi come a pioggia nel deserto, facendo ritornare la primavera dove il ghiaccio regnò, non posso lasciare ora quello che ho fatto alla rovina, i cavalieri sono uomini d' onore e combattono per i più deboli, accorrendo ad ogni sollecito.”

Si supponeva che un cavaliere cortese doveva essere un membro di un'ordine che, per domanda di suo Sig. o per obbligo morale, per esempio, per imposizione di una promessa alla sua dama, viaggiava grandi distanze, accettando o provocando sfide, risolvendo ingiustizie e proteggendo agli svantaggiati, donzelle, vedove ed orfani. Queste imprese facevano vincere al cavaliere una gran fama, parallelo al concetto di onore, popolarità e prestigio, obiettivi principali dell'epoca che equivaleva ad una vita oltre la morte.

il testo in questione è stato premiato con menzione d'onore al " PREMIO MARIANNINA COFFA" 2015-2016 indetto dall'associazione Carovana dei Sensi premio nazionale  Inchiostro e Anima e si trova nell'omonima antologia.

Recensione a " Prima che l'amore ci uccida" di Ana Maria Serna 2015


LA POESIA DI ANA MARIA SERNA
Ana Maria Serna riesce a toccare con la sua poetica tutti gli argomenti che la vita ci fa conoscere, cammina nell’impervia strada poetica, dove la sua opera muta in una maturazione di preghiera. Arcana e misteriosa, come i suoi dipinti, descrive momenti di vita tra razionale e irrazionale, tra incubo e sogno, trasportata da un vento di giustizia, dalla poetica armoniosa a quella più devastante nella violenza sulle donne la quale sente il bisogno di esserne denuncia; come rivelano alcuni testi e dipinti, ma anche facendosi portavoce in manifestazioni sociali e mostre d’arte dove il tema è rilevante. La poesia s’insinua nel racconto artistico di Ana Maria, cresce negli interstizi della mente e lei è indagatrice degli aspetti più immediati della vita quotidiana. Dove la metrica è assente vi è la metafora, questa una caratteristica che da movimento ad un andamento personale del linguaggio logico del pensiero. La poesia nasce da una consapevolezza, bisogna partire da qui per comprendere il dolore morale dando ampi margini alla speranza, infondo, le parole entrano in una dimensione che mettono in crisi la convinzione realistica, il risentimento morale contro le ingiustizie. Ciò che persuade della poesia di Ana Maria Serna è la semplicità che sa di gioventù, di fiducia priva di malizia.
Giovanni Andrea Negrotti,  poeta, scrittore.
10/02/ 2015

RECENSIONE " GOCCE DI VITA" dell'autrice Carmela Gabriele. ed. YOUCANPRINT 2012


Recensione del libro "Gocce di vita" a cura dello scrittore G. Andrea Negrotti

Nella foto lo scrittore Giovanni Andrea Negrotti

Il mondo visto con occhi di bambina, occhi che penetrano, scrutano curiosi come quelli dei gatti.
Una giostra di colori ed emozioni che a volte può essere un pericolo.
Carmela Gabriele ci mostra la meraviglia della vita in finezze che non ci sono sconosciute, ma che non percepiamo più, poiché il nostro sguardo adulto và ben oltre a certe specifiche sino a che la poesia non venga a rivelarci o ricordarci che tutti abbiamo guardato la vita con la medesima curiosità.
“Gocce di vita” sono quei dettagli che l’autrice ormai matura vede ancora, o meglio ricorda, come fosse fanciulla; questa poetica è un altalena di emozioni, spaccati di vita che inducono nell’immedesimarsi, risvegliando in noi il fanciullo ormai cresciuto.
Gocce di vita è una pioggia di sensazioni che leggendole quasi creano un susseguirsi d’immagini come un film sbiadito che racconta un' epoca.
Carmela Gabriele dedica grande attenzione ai fatti sociali, a ricordi di famiglia, alla natura, e prova le stesse emozioni di chi ha un cuore generoso e puro, essa vive in armonia con l’ambiente che la circonda e sfrutta ogni segnale o messaggio lei riesca a percepire per trasferirlo in versi che rimangono inalterati giungendo a noi.
Il suo cuore di ingenua bambina a volte la fa sperare in un mondo migliore, ma proprio questa sua bontà le fa scoprire l’amarezza della vita, ella si appresta ad una preghiera o ad un monito e da qui ecco i versi sinceri che implorano ad un civile comportamento.
Nell’opera sono presenti alcuni disegni dell’autrice di una infinita tenerezza, anche quelli.
“Gocce di vita”.

Recensione di Giovanni Andrea Negrotti poeta.

07 aprile 2016

E' gratuito sognare ( raccolta poetica di Giusy Carta, ed. Nosm. 2015)


Prefazione

E’ gratuito sognare.

Aprire una finestra sulla poesia, farsi sorprendere da una luce primitiva, mettersi a nudo davanti a ogni proiezione che condiziona la nostra vita quotidiana, non è semplice.

/E’ come il mare la nostra vita/--- /infinita e profonda, in balia del vento/

/ se percossa da tempesta,/---/chiara e limpida se il sole la illumina./

La poesia di Giusy Carta ci fa percepire e gustare qualcosa di ingenua fanciullezza, la verità è velata nelle parole, nei pensieri,nelle immagini dei sogni e nelle sue sinuose geografie. Poesia sfuggente da maglie troppo strette e improprie questa sua prima raccolta orgogliosamente in versi sciolti.

/La luminosità  dell’alba/---/la trovò in quel luogo infinito e solitario/

/e si specchiò in quegli occhi/---/stupiti di fanciulla/

Una visione intimista, ambiziosa di aspirazione alla fratellanza, s’interroga sul futuro dell’umanità osservando i cambiamenti climatici e ambientali, affida i propri pensieri al mare dove ne cerca sollievo alle sue pene, la Giusy Carta la troviamo entusiasmarsi nella visione di delicata farfalla tanto da volerlo essere anche lei una creatura delicata, questo sta a significare che nella sua dura corazza racchiude un anima leggera.

/Per me sei  l’ immenso,/---/libera, libera di volare/--/colore diffuso e denso/

/io adoro ciò che sei ,/---/sei ciò che io vorrei./

Affronta temi caldi, come le parole accese per denunciare violenze e soprusi sulle donne e i bambini, di solidarietà per eventi catastrofici e di conflitti tra le mura domestiche.

/Un’ ombra senza anima/---/il corpo livido segnato/---/maltrattato come fango nella pioggia./

********

/ questo silenzio/---/che mi chiede di rinunciare a te./

/Ho osato sfidarti con parole d’amore,/---/come un tiranno hai distrutto i miei sogni./

Non si esime dall’eros, che tocca con delicatezza e un pizzico di pudore, ma la sua speranza è di donare amore per chi soffre, priva da interessi personali, donare colore con le sue opere per rafforzare la fiducia in se e nel prossimo.

/Scende il tuo bacio dalla bocca sui seni…./---/La carne sussulta,…/---/ l’anima tace /

****

/Mi stringo in un abbraccio/---/sogno di tramutare in musica la voce della guerra/

/in perle le armi/---/è gratuito sognare./



S’immedesima con metafore tra vita reale e virtuale e si dispiace per la povertà culturale del suo paese, con le sue debolezze, sogni, illusioni, amarezze, sino a sentirsi impotente, ma con la volontà di poter fare qualcosa con la sua forza interiore che si ritrova in quel preciso e specifico momento dell’ispirazione.

/Paese di silenzi e agognanti speranze/---/ un eco doloroso attraversa il mio cuore./

****

/Come la risacca che avvicina e poi allontana/---/godiamo di un attimo di sollievo/

/restiamo semplici spettatori che sfiorano l’eternità./



Questa la poesia di Giusy Carta che senza pretese si arrampica come edera a quei muri che diversamente sarebbero ignoti, una poesia che sottile penetra in un mondo vasto e tortuoso dove tutto sembra surreale nella quotidianità dell’esistenza.

Giovanni Andrea Negrotti.
SALVE!
Ieri sera ho iniziato la pubblicazione delle mie recensioni iniziando dall'autrice Adriana Giulia Vertucci bravissima e cara amica; seguiranno altre mie recensioni non con ordine cronologico o numerico e tanto meno per lettera, lo farò casualmente. Volevo poi aggiungere che chiunque volesse una mia recensione da pubblicare su questo blog può contattarmi in privato grazie.

Recensioni. Adriana Giulia Vertucci "ONGOS" ed. DrawUp 2015


Adriana Giulia Vertucci ONGOS

Non definirei lo stile di scrittura di Adriana Giulia Vertucci ”poesia”, anche volendola collocare nello stile “verso libero moderno”; a parte qualche breve componimento, definirei piuttosto le sue opere un’ insieme di poesia-prosa che si amalgamano dando vita a ritmi che scandiscono la vita.

È significativa l’agitazione pisco-fisica nei testi della Vertucci, che evincono angosce e dolori dove questi raggiungono punte più alte di emotività.

La prosa che ci propone nell’opera “ Ongos” è un raccontarsi e bisogna ascoltarla come canto d’anima che fa da sfondo alla nostra sensibilità, l’opera mette a nudo l’anima di Giulia in un dialogo serrato, in un attesa di avvenimenti buoni, di sperata felicità, di delicati sentimenti, a volte sopiti ma sconvolgenti perché nascono dal quotidiano, un cammino nel buio alla ricerca di quel raggio di luce che non è ondata di sole o di sangue di passione, ma di desiderio di respirare la vita, di viverla suggendone le più semplici elargizioni.

Gli stati d’animo di Giulia nei suoi scritti sono innumerevoli, come sono innumerevoli i pensieri; la nostalgia, la commozione, la repulsione, ma più di tutte la meditazione sulla brevità della vita e l’inutile affannarsi tra gioie e dolori, tra entusiasmi e rovesci, tra speranze e delusioni, tra amore e odio.

Le opere di Ongos vogliono essere un canto da sentire con l’anima senza retorica, cercando le sensazioni di quell’attimo difficile da fissare ma quando si riesce si realizza che vivere è anche accorgersi del correre del tempo e si rimane sbalorditi di tutto ciò che si sarebbe potuto sorbire, godere, vivere; invece è passato inosservato spinti dal nostro stesso moto.

È sufficiente avere l’umiltà di “sentire” le opere di Adriana Giulia Vertucci, senza farci trascinare da quella folle corsa che chiamano vita, accogliere lo scandire d’impressioni, sensazioni, brividi, legati ad immagini altrimenti fuggevoli.

Giovanni Andrea Negrotti ( GAN ) Poeta, scrittore, recensore.  

16-01-2015