Ringrazio l'amico e Maestro Marco Lay per questa recensione del 2015.
La solitaria ricerca lirica che Giovanni Andrea Negrotti pronuncia e esprime (la filosofia "Io esisto" del poeta che è nel mondo ma non sostanzialmente del mondo, interprete e traduttore dall'invisibile) quello che persegue o meglio, che attraversa è piuttosto l'intemporale avventura della poesia come conoscenza, ad un tempo vitale ed ontologica, sensibile e spirituale: quotidiana "magia pratica" se si vuole.
L'altrettanto vertiginoso ed umilmente esemplare approccio col colore, nella sua verticale testimonianza lirica, le bianche sintesi visionarie, l'eros ludico e il misticismo di GAN, nome d’arte di Giovanni, traducono un corpus di liriche, ballate ed evocazioni del suolo natio.
La poesia, che è dunque madre e maestra profonda, è creativa secondo l'etimo, ascesi verbale e (perché) autoconoscitiva, tentata mimesi e metessi della creazione continua del mondo da parte del divino: e quindi è scienza intuitiva e sperimentale della soglia, della condizione liminare in cui si toccano e interagiscono le diverse sperimentazioni coloristiche e materiche, è – vorrebbe essere, chiede di essere – bilancia, croce degli opposti o pietra di paragone fra anima e parola, io e mondo: paradigma almeno potenziale di verità secondo la formula di rapporto Goethiana, capace quindi di mediare fra immagine e forma, apparenza e sostanza, mente (civiltà) e natura (dette un tempo res cogitans e res extensa, ovvero esperienza ed innocenza, consapevolezza e meraviglia). Il mare della vita e il cielo della scrittura si toccano sulla linea d'orizzonte della poesia che – assume un sapore di più vasta e schietta vivacità vitale, che esplora e concerta i risvolti "teatrali" e ludico-drammatici di varie "voci" e tipologie proiettive, oppure fissa i momenti riflessivi del proprio esserci nei pensieri della sezione finale, Senza verso, sigillandovi una tappa importante, se non definitiva, del proprio divenire per essere attraverso la vita, e della propria vita attraverso la poesia.
Marco Lay
(Docente e Artista)
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