Breve storia della lingua italiana
Il latino; la lingua romana
diventava patrimonio di tutti i popoli soggetti insieme alle leggi, alle
consuetudini, agli ordinamenti civili e militari. Ancora oggi molti vocaboli
derivati dal latino sopravvivono nelle parlate di popolazioni che conobbero la
“civiltà romana”. Alla caduta
dell’impero romano ( 476 d.c.) si costituirono diverse contrade; una sorta di
piccoli stati separati da barriere naturali e politiche per vari motivi:
d’indipendenza, orgoglio, autonomia o calcolo dei governanti, ogni contrada
acquisì il proprio volto, ognuno la sua speciale fisionomia, le sue
caratteristiche. La lingua “nazionale”, il latino, non cessò subito di esistere
ma cessò di essere necessario, rimasero i vari dialetti la lingua delle persone
colte man mano venne dimenticata ; per farsi intendere dalla gran massa
illetterata e analfabeta bisognava esprimersi nel linguaggio dialettale o
volgare, quindi i letterati, i poeti, i legislatori, i predicatori e i giudici
iniziarono a scrivere e parlare volgare, prima rozzamente, poi con miglior
forma e via , via, con raffinatezza e regole accettate e seguite da tutti gli
scrittori. Il procedimento fu lento poiché in Italia il latino più che in altri
luoghi doveva tardare a morire. Non è possibile indicare una data precisa della
nascita dell’attuale lingua Italiana la più antica testimonianza del volgare
risale al IX secolo; ancora confusi con elementi latini, questi versi sono
conosciuti col nome di “indovinello veronese” basati sull’analogia tra
l’aratura e la scrittura, sono conservati nella biblioteca capitolare veronese.
Ma un documento compare alla fine del X secolo; un atto pubblico risalente al
960 scritto in un linguaggio che assomiglia molto al latino per certe forme, ma
che latino non è più, è volgare. Si tratta della “carta capuana” , così
nominata perché scritta in Capua, un documento notarile attestante un passaggio
di proprietà fondiaria. Il volgare s’impose con stile ed eleganza tra il 1000 e
il 1200 per proseguire poi nei secoli la sua trasformazione, i primi documenti
di carattere letterario si fanno risalire al 1135 circa; secondo un iscrizione
nel duomo di Ferrara ora perduta, il milanese Bovesin De la Riva, poeta
notevole della lingua letteraria comune, intorno al 1270, ci lascia tra le
altre opere un poemetto sul metodo di comportamento a tavola. È il principio
del XIII secolo a darci dei linguaggi volgari ben formati, capaci di esprimere
anche in forma artistica le varie contingenze della vita vissuta e i moti
dell’animo di quel tempo. Intorno al 1305 Dante Alighieri veniva componendo un
opera in latino “De vulgari eloquentia” dove ricerca le origini di numerose
varietà di lingue parlate e propone una nuova lingua volgare preferendo il
meglio di quattordici principali dialetti da lui esaminati notando che nessuno
tra essi fosse comprensibile all’altro. Non dimentichiamoci che molte
infrastrutture della lingua italiana non provengono solo dal latino ma anche
dal greco antico, perciò ritroviamo nella lingua italiana come si parla e si
scrive oggi molte parole derivate da ambedue le lingue. Ma nella fiumana di
eventi che sconvolsero la storia italiana con le innumerevoli invasioni; dai
Germani, gli Arabi, gli Spagnoli, i Francesi, ecc…ecc… , si ha avuto un apporto
di detriti linguistici che si sono depositati nell’italiano. Certo la lingua
italiana non è esclusivamente costruita su apporti stranieri ma è costituita
anche da essi. Così il duecento e il trecento furono secoli di contemplazione e
di assestamento sociale da qui ogni allargamento di orizzonti culturali dava la
necessità di attingere a nuovi vocaboli; non v’è dubbio che negli ultimi
cinquant’anni, i continui cambiamenti economico-sociali, abbiano aperto un
varco nel lessico, basti pensare al gran numero di parole assimilate tramite
l’influenza dei mezzi di comunicazione come i social network in rete telematica internazionale e i relativi
accessori che ne permettono la diffusione: telefoni mobili, computer e tv. Non
sappiamo come la lingua italiana sarà tra un millennio, ma almeno sappiamo
com’è stata e com’è oggi, con le sue innumerevoli leggi e strutture che la
rendono così affascinante.
Gan 27/03/16
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